Foto di Bkrmadtya Karki da Pixabay
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Dopo un iniziale scetticismo, sono sempre di più i ristoratori che accolgono nel proprio vocabolario il termine delivery. Meglio noto come consegna a domicilio. Da poter combinare con la versione più smart del “ti prendo e ti porto via”. Due canali nuovi. Almeno per molti. Due strade che stanno dando un po’ di respiro a molte attività. E che, probabilmente, continueranno ad essere battute da molte realtà. Magari in parallelo al classico servizio al tavolo. Del resto, se i coperti diminuiscono, perché non compensare con consegne e takeaway? Nell’ottica di un’economia circolare, razionale e coerente. La sfida? Quella di mantenere alta la qualità, senza tradire la propria identità. Facendo quello che già si sa fare, e magari ancora meglio. Come? Snellendo l’offerta e puntando sull’essenzialità e verità della proposta. Inoltre, consegna e asporto permettono di rispettare le regole del social distancing. Fidelizzando al contempo il cliente. In quanti hanno dichiarato: “È il nostro modo per comunicare che ci siamo. E che non abbiamo mai smesso di esserci”. E in quanti clienti hanno risposto: postando sui social, inviando messaggi d’affetto e confermando lo loro fiducia nel confronti di chef, pizzaioli e pasticceri. Un nuovo modo di socializzare. E di interagire con il prodotto (spesso da completare a casa), sentendosi parte attiva di una filiera. Non da ultimo i delivery più evoluti sanno persino indossare packaging ecologici, biodegradabili, compostabili e riciclabili. Nel segno del non spreco. Perché vegetali, organici e rispettosi dell’ambiente. Come la polpa di cellulosa, la cosiddetta bagassa, proveniente dagli scarti della lavorazione della canna da zucchero. E ancora la grass paper, la carta erbacea, summa d’erbacce e di carta certificata Fsc (Forest Stewardship Council). Ultima frontiera? Le confezioni e i contenitori in Notpla, un materiale rivoluzionario a base di alga bruna. Una delle risorse più rinnovabili della natura. Quasi a dire che nuovi scenari sono possibili. Basta percorrere la strada più sensata.
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Dopo un iniziale scetticismo, sono sempre di più i ristoratori che accolgono nel proprio vocabolario il termine delivery. Meglio noto come consegna a domicilio. Da poter combinare con la versione più smart del “ti prendo e ti porto via”. Due canali nuovi. Almeno per molti. Due strade che stanno dando un po’ di respiro a molte attività. E che, probabilmente, continueranno ad essere battute da molte realtà. Magari in parallelo al classico servizio al tavolo. Del resto, se i coperti diminuiscono, perché non compensare con consegne e takeaway? Nell’ottica di un’economia circolare, razionale e coerente. La sfida? Quella di mantenere alta la qualità, senza tradire la propria identità. Facendo quello che già si sa fare, e magari ancora meglio. Come? Snellendo l’offerta e puntando sull’essenzialità e verità della proposta. Inoltre, consegna e asporto permettono di rispettare le regole del social distancing. Fidelizzando al contempo il cliente. In quanti hanno dichiarato: “È il nostro modo per comunicare che ci siamo. E che non abbiamo mai smesso di esserci”. E in quanti clienti hanno risposto: postando sui social, inviando messaggi d’affetto e confermando lo loro fiducia nel confronti di chef, pizzaioli e pasticceri. Un nuovo modo di socializzare. E di interagire con il prodotto (spesso da completare a casa), sentendosi parte attiva di una filiera. Non da ultimo i delivery più evoluti sanno persino indossare packaging ecologici, biodegradabili, compostabili e riciclabili. Nel segno del non spreco. Perché vegetali, organici e rispettosi dell’ambiente. Come la polpa di cellulosa, la cosiddetta bagassa, proveniente dagli scarti della lavorazione della canna da zucchero. E ancora la grass paper, la carta erbacea, summa d’erbacce e di carta certificata Fsc (Forest Stewardship Council). Ultima frontiera? Le confezioni e i contenitori in Notpla, un materiale rivoluzionario a base di alga bruna. Una delle risorse più rinnovabili della natura. Quasi a dire che nuovi scenari sono possibili. Basta percorrere la strada più sensata.
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I testi sono di Cristina Viggè quando non diversamente specificato.
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