“Rita & Cocktails nacque nel 2002. Con tante idee innovative, che ora sono state sdoganate ma che allora erano visionarie. Il tutto non dimenticando mai un binomio imprescindibile: cortesia e qualità. Esattamente come ai banchi del mercato. Poi, nel 2019, è arrivato il Rita’s Tiki Room, una fenice, riemersa dalle ceneri di quello che voleva essere un ristorante di pesce. E con lui è arrivata anche Chiara Buzzi, con un carico di nuove energie e nuovi contenuti. Soprattutto nel mio classicismo d’antan. Ed è così che ci siamo accorti che caffè e amarican bar non erano mai andati d’accordo. Che non c’era mai stato un connubio fra barista e bartender. Insomma, che le due cose non erano mai state ben miscelate. Forse perché le miscele non sono mai state studiate per i cocktail”, spiega Edoardo Nono, che con madame Buzzi guida le due insegne sul Naviglio Grande. E che con coraggio ha affrontato anche questa sfida, mettendo a segno proprio due miscele pensate su misura per i drink. Grazie alla sinergia con la micro torrefazione Aqua e Polveri: headquarter nella vicentina Bassano del Grappa e iter di tostatura nella pavese Rivanazzano Terme, dove i chicchi vengono torrefatti, tre chili per volta, in singoli small batch. “C’è stato molto lavoro. Non ci aspettavamo tante difficoltà. Anche perché noi avevamo necessità di caffè capaci di dialogare con altri ingredienti, come spirits, frutta, erbe”, commenta Alessandro D’Alessio dietro il bancone del Tiki. “Però alla fine ce l’abbiamo fatta e abbiamo aperto una strada. Con una certezza: non potevamo partire dal metodo espresso. Perché il caffè in un drink rappresenta un ingrediente al 10% e deve avere un sapore esageratamente più forte, ma che non deve essere esageratamente invadente o esageratamente altro”, afferma Andrea Arcaini, bar manager dei due locali. Insomma, questione di equilibrio e di armonia. Non semplice da ottenere. Ecco dunque la scelta di precedere con tre diverse tipologie di estrazione, su misura del cocktail da realizzare: cold brew, cold drip e V60, ossia l’estrazione a caldo, immediatamente raffreddata col ghiaccio. “Così da ottenere caffè il più possibile versatili. Da lavorare come materia prima in purezza, oppure in cordiali e sciroppi, unitamente allo zucchero”, aggiunge D’Alessandro.