Un monastero del Cinquecento sublimato in albergo, capace di miscelare - come un blend - memoria e attualità, affreschi e design, ruralità e tecnologia. Così è l’Hotel Veronesi La Torre, a Dossobuono, frazione di Villafranca (sì, la cittadina celebre per le sue fragranti sfogliatine), non lontano dalla stazione di Verona, dall’aeroporto Catullo e dalle Terre del Custoza. Un’antica residenza votata alla meditazione e trasformata - grazie a un accurato recupero architettonico in collaborazione con lo Studio Botturi - in un luogo di rigenerazione. In cui il vecchio e il nuovo coesistono. Facendo dialogare la torre merlata, il pozzo, la corte interna, i giardini, i mattoni rossi, le pietre bianche e le travi in legno con marmi di pregio e oggetti d’arredo griffati Philippe Starck, Man Ray, Zaha Hadid, Achille e Pier Giacomo Castiglioni, Marcel Breuer e Le Corbusier. Una gallery d’arte contemporanea, che anima gli ariosi spazi comuni, contaminando camere e suite. Dove i flaconcini di plastica monouso sono banditi per far spazio a una linea cortesia eco friendly by Falconieri (la struttura fa parte del Gruppo Calzedonia). Ma non solo. Qua e là spiccano distributori che erogano, gratuitamente e direttamente dalla rete idrica, acqua naturale e frizzante. Inoltre, innumerevoli servizi sono paperless, aka a impatto zero. Della serie, le directory cartacee in camera sono digitalizzate; gli accessi alle porte della spa (di 800 metri quadrati) e delle sale meeting sono garantiti attraverso un sistema keyless; e i QR code sostituiscono i menu al bar Corte 22 e al ristorante La Torre 22, guidato dallo chef Luca Basso. Ma sostenibilità significa anche sostenere un progetto virtuoso. Già dalla colazione. Dove fanno bella (e buona) mostra di sé le confetture by Gli Invasà, ad alto valore sociale. Anzitutto perché, con genialità e ironia, contrastano lo spreco, realizzate come sono con le eccedenze alimentari provenienti dalla grande distribuzione e da produttori locali (in primis frutta e verdura, scartate dal mercato perché non conformi alle regole estetiche). E poi perché nell’iter di lavorazione sono impiegati soggetti fragili e con disagi psichici. Il tutto grazie alla visionaria cooperativa sociale Panta Rei. Che insegna che tutto scorre, cambia, evolve. Basta guardare in maniera differente.